Overworking

di Andrea Alemanno 22 nov 2016 Magazine Esperienze
Overworking

Questo articolo non sarà su un artista né tantomeno affronterò  un aspetto artistico del nostro lavoro.

Oggi mi voglio soffermare su un lato più psicologico che influisce su ciò che facciamo.Su qualcosa che subisco io in prima persona e che ho notato sempre di più nelle persone intorno a me.

Non è facile parlarne, soprattutto perché non sono uno psicologo e neanche un esperto del lavoro e come freelancer imparo dai miei sbagli e dai miei limiti.

Questi pensieri si sono accumulati in mesi e mesi di lavoro, di chat con amici e colleghi.

Lo noto tra gli illustratori e grafici in primis, ma anche su tante libere professioni anche non inerenti alla creatività. Un filo, che ci unisce, fatto spesso di ansia.

Negli anni ci hanno ripetuto fino allo sfinimento che il mondo del lavoro non aspetta nessuno, come se il nostro passo sia sempre il più lento in assoluto.
Internet amplifica questo senso mettendoci in continuo paragone con il mondo intorno, anche quando forse non servirebbe.

I limiti del “cercare” e del “come tutti sono migliori di me” diventa molto labile quando il tempo allo schermo aumenta sensibilmente, soprattutto sul lungo termine e bisogna avere una buona dose di onestà verso se stessi e di determinazione per non cadere in quella forma mentis.

Sempre più spesso, grazie anche ai social che fanno da cassa di risonanza, mi accorgo di come tanti soffrano di quello che io chiamo “overworking” ossia del lavorare troppo anche a costo di rimetterci la salute.

Sì, sembra assurdo ma in pratica è quello.

Da freelancer non sappiamo mai bene che aria tirerà nei prossimi mesi.
Come brave formiche si continua a “mettere da parte” accettando contratti e commissioni private perché del domani non v’è certezza.

Ma a furia di accettare commissioni come ne risente il fisico? Ammettiamolo, a 23 anni tutti abbiamo tirato tardi ma a 30, 31, o 40 le nottate non se ne fanno in continuazione.

A che serve allora guadagnare con i contratti se poi finiamo per spenderli in osteopati,  fisioterapisti, massaggiatori, e spa (vabbeh le spa sono un piacere ad ogni età!)?

Il nostro mestiere richiede sempre più spesso di lavorare celermente con scadenze sempre più strette e fino ad un certo punto lo capisco, ma è anche vero che spesso si lavora su libri che vedranno la luce 5, 6, 8 o anche dieci mesi dopo la consegna.

Certo non è sempre così.

Nonostante questa “gestazione” richieda mesi a noi illustratori vengono date scadenze che rasentano la follia.

10 tavole in 10 giorni, 20 spot in 2 giorni, 15 doppie in una settimana e questo cercando di mantenere un livello qualitativo che sia soddisfacente per noi (perché di questo viviamo) e per loro che altrimenti ci rimettono.

A questo poi vanno aggiunti imprevisti, correzioni (spesso infinite) e una genealogia di santi pronti a cadere pur di aiutarci.
Il tutto ovviamente con prezzi che spesso sono inferiori alla media perché se da un lato esistono i grandi clienti che ti pagano bene o leggermente al di sopra, dall’altro ci sono un’infinità di costellazioni di piccoli e medi clienti che pagano poco e pretendono tanto e troppo.

Ovviamente le nostre consegne devono essere in orario da ufficio (anche se ci sono eccezioni) e quindi è tutto un programmarsi le ore notturne/prima mattina.
A volte si dorme di giorno - i più fortunati - e altre volte si fa una tirata con del caffè vicino.

I committenti sabato e domenica (con le dovute eccezioni) fanno orario da ufficio e più di una volta mi sono arrivate mail di modifiche il venerdì alle 17:59 minuti con firmato “buon fine settimana”.

Nonostante queste situazioni noi continuiamo ad accettare scadenze assurde al massimo si cerca di trattare per qualche giorno come se i nostri bisogni siano di secondo piano.
Il nostro lavoro già viene considerato di secondo/terzo ordine in Italia e spesso viene denigrato anche dagli stessi operatori del nostro settore se poi non cerchiamo di farci valere allora meglio cambiare strada.

Sicuramente dobbiamo imparare a controllare bene i contratti che ci vengono proposti e non vergognarci a chiedere un trattamento più umano e giusto nei nostri confronti sia in termini economici che di tempo.

Ci saranno momenti in cui potrà anche andar bene una commissione con scadenze brevi, ma personalmente inizio a cercare sempre di più contratti con consegne a lungo termine così da poter gestire meglio le mie energie e il mio spirito all’interno del progetto e allo stesso tempo potermi ritagliare più spazio per me e volendo anche altre piccole commissioni.

Andrea Alemanno

Foto di Andrea Alemanno

Andrea o meglio Andreo, perché essendo maschio deve finire per "O". Nomade da sempre e disegnatore dall'alba dei tempi. Da qualche anno anche illustratore. Amante di giochi, fumetti, libri e carta anche se disegna in digitale e ha paura dell'acrilico.

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